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# Lasciar andare non è smettere di sentire
- URL: https://www.innerandouter.it/lasciar-andare/
- Published: 2026-10-14T06:30:51.000Z
- Updated: 2026-10-14T06:30:51.000Z
- Description: Lasciar andare non è scacciare un pensiero né diventare indifferenti. Cosa dice la psicologia, cosa insegna il buddismo e un esercizio per allentare la presa.
- Author: Petrus

Prova a fare una cosa, adesso, mentre leggi. Chiudi una mano a pugno e stringi. Non troppo, quanto basta per sentire le dita che premono sul palmo. Tienila così per un minuto.

All'inizio non è niente. Dopo un po' la mano comincia a lamentarsi. Il polso si irrigidisce, la spalla sale di qualche millimetro, forse anche il respiro si accorcia. Eppure stai solo stringendo.

Poi apri la mano. Non buttare via niente, non c'era niente dentro. Aprila e basta, e nota cosa succede.

Per me lasciar andare è questo. E ci ho messo parecchio a capire che non è quello che pensavo.

## L'equivoco

"Devi lasciar andare" è una delle frasi che si sentono più spesso sui percorsi spirituali. Detta a chi sta male, però, spesso suona come: smetti di sentire. Metti via quel dolore, quella rabbia, quella mancanza. Sii superiore.

Io ci ho provato, molte volte. Decidevo una sera che era finita, che non ci avrei più pensato. E la mattina dopo il pensiero era lì, puntuale, con un po' di senso di colpa in più per non esserci riuscito.

Non credo di essere l'unico. E a quanto pare non è nemmeno un mio difetto personale.

## L'orso bianco

Nel 1987 lo psicologo Daniel Wegner e i suoi colleghi (*Journal of Personality and Social Psychology*) hanno fatto un esperimento diventato famoso. Chiedevano alle persone di non pensare a un orso bianco per cinque minuti, e di suonare un campanello ogni volta che il pensiero tornava. Poi, in una seconda fase, chiedevano di pensarci liberamente. Chi prima aveva cercato di scacciarlo ci pensava di più rispetto a chi non aveva mai provato a sopprimerlo. È stato chiamato effetto rimbalzo.

Va detto che negli anni successivi non tutti gli studi hanno trovato lo stesso risultato, e che le persone reagiscono in modo diverso. Ma l'idea di fondo resta utile: imporsi di non pensare a qualcosa non è un buon modo per liberarsene. A volte è il modo migliore per tenerselo accanto.

Le terapie basate sull'accettazione partono proprio da qui. Invece di combattere un pensiero o un'emozione, provano a fargli spazio, a guardarlo senza obbedirgli. Non è rassegnazione. È smettere di consumare energia in una lotta che non si vince.

## Non restare incastrati

Nel 2010 Baljinder Sahdra, Phillip Shaver e Kirk Brown (*Journal of Personality Assessment*) hanno provato a portare un'idea buddista dentro la psicologia: il non attaccamento. Hanno costruito una scala per misurarlo e lo hanno descritto come la qualità di non restare bloccati o fissati su idee, immagini o oggetti. Ci hanno messo dentro flessibilità e capacità di non reagire subito. Nei loro dati il non attaccamento andava insieme a meno stress.

Mi colpisce la parola che hanno scelto. Non "distacco", non "indifferenza". Non restare incastrati. Si può amare qualcosa, o qualcuno, senza restarci incastrati.

## Il combustibile

Qui lascio la psicologia, e lo dico: quello che segue non è un risultato di laboratorio, è una tradizione e un po' della mia pratica.

Nella lingua dei testi buddisti antichi, la parola che traduciamo con "attaccamento" è *upādāna*. Il monaco Thanissaro Bhikkhu fa notare che significa anche combustibile, nutrimento. Nei testi il fuoco brucia "con attaccamento": si aggrappa a ciò che lo alimenta, come un albero si aggrappa alla terra.

Questa immagine mi ha cambiato il modo di vedere le cose. Il fuoco non si spegne perché qualcuno gli ordina di smettere. Si spegne quando non viene più alimentato. E l'attaccamento funziona allo stesso modo: non si spegne con una decisione, si spegne piano piano, quando smettiamo di dargli da mangiare. Con il pensiero ripetuto, con il controllo continuo, con la speranza riaccesa ogni giorno.

Lasciar andare, allora, non è buttare via. È smettere di aggiungere legna. Ed è aprire la mano, come prima: quello che c'era dentro non viene distrutto, smette solo di essere stretto.

## Cosa si lascia andare, davvero

C'è una cosa che ho capito tardi. Spesso pensiamo di dover lasciar andare una persona, un posto, un lavoro. A volte è così. Ma molto più spesso quello che va lasciato è un'aspettativa. L'idea di come sarebbe dovuta andare. Il film che ci eravamo fatti in testa e che la realtà non ha mai girato.

La persona può restare. Il posto può restare. Quello che se ne va è il copione. E senza il copione, a volte, si scopre che quello che c'era sotto è ancora lì, più leggero, e più vero.

## Non è una volta sola

Lasciar andare non è un traguardo. È un gesto che si ripete. Si apre la mano, poi ci si accorge che si è richiusa, e la si apre di nuovo. Senza processo, senza "ecco, non ci riesco mai".

Ci saranno giorni in cui sembra fatto e giorni in cui tutto torna come prima. È normale. Il fuoco che si spegne fa ancora fumo per un po'.

E se quello che stai cercando di lasciar andare ti pesa davvero tanto, non farlo da solo. Parlarne con qualcuno di fiducia, o con uno psicologo, non è un fallimento del percorso. Spesso è il modo più onesto per percorrerlo.

## Da provare adesso, in cinque minuti

1. Siediti e porta l'attenzione al corpo. Cerca un punto in cui stai stringendo: la mascella, le spalle, le mani, la pancia.
2. Non cercare subito di rilassarlo. Prima stringilo un po' di più, per qualche secondo, apposta.
3. Poi lascialo andare, con l'espirazione. Nota la differenza.
4. Ora porta alla mente una cosa a cui ti stai aggrappando. Non serve giudicarla. Chiediti solo: cosa sto stringendo, qui? La persona, o l'idea di come avrebbe dovuto essere?
5. Respira come se aprissi la mano intorno a quell'idea. Non devi buttarla via. Basta allentare la presa, anche solo un poco.

## Un'ultima precisazione

Non sono uno psicologo né un insegnante. Ho letto e controllato le fonti che cito, ma se trovi un'imprecisione scrivimelo e correggo volentieri. Tutto quello che scrivo viene dalla mia esperienza, piccola, personale, ancora in corso: sono qualcuno che medita e ci prova, e che su questo tema ci sta lavorando proprio adesso.

E tu, cosa stai stringendo in questo periodo? Una persona, un'idea, un "doveva andare così"? Se ti va, raccontalo nei commenti.

## Per approfondire

- [Wegner D. M. et al., "Paradoxical effects of thought suppression", Journal of Personality and Social Psychology (1987)](https://dtg.sites.fas.harvard.edu/DANWEGNER/pub/Wegner,Schneider,Carter,&White%201987.pdf?ref=innerandouter.it)
- [Thought suppression e l'effetto rimbalzo (Wikipedia)](https://en.wikipedia.org/wiki/Thought%5Fsuppression?ref=innerandouter.it)
- [Sahdra B. K., Shaver P. R., Brown K. W., "A scale to measure nonattachment", Journal of Personality Assessment (2010)](https://acuresearchbank.acu.edu.au/item/8q44q/a-scale-to-measure-nonattachment-a-buddhist-complement-to-western-research-on-attachment-and-adaptive-functioning?ref=innerandouter.it)
- [Thanissaro Bhikkhu, "Mind Like Fire Unbound", sul significato di upādāna (Access to Insight)](https://accesstoinsight.org/lib/authors/thanissaro/likefire/2-2.html?ref=innerandouter.it)