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# Perché ci abituiamo a tutto (e perché non è del tutto vero)
- URL: https://www.innerandouter.it/perche-ci-abituiamo-a-tutto/
- Published: 2026-10-09T15:25:00.000Z
- Updated: 2026-10-09T15:25:00.000Z
- Description: L'adattamento edonico spiega perché le cose belle sbiadiscono. Ma non tutto si consuma allo stesso modo. Cosa dice la ricerca, cosa dicono le tradizioni e cosa farne.
- Author: Petrus
- Tags: Pensieri Sparsi

Il primo giorno nella casa nuova ti fermi a guardare dalla finestra. Dopo una settimana ti accorgi che stai tirando la tenda senza guardare fuori. Dopo un mese ti lamenti che il bagno è piccolo.

È successo con un telefono, con un lavoro che avevi tanto voluto, con una persona. Quello che prima ti faceva battere il cuore, adesso fa parte dello sfondo.

## Il nome di questa cosa

Gli psicologi lo chiamano adattamento edonico. L'espressione "tapis roulant edonico" risale al 1971, a due ricercatori, Brickman e Campbell, e l'immagine è efficace: corri, ti sembra di avanzare, ma resti nello stesso punto.

Il suo studio più famoso arriva nel 1978\. Mette a confronto vincitori della lotteria e persone rimaste paraplegiche dopo un incidente, e conclude che la felicità dei primi non era molto più alta del normale, mentre quella dei secondi non era crollata come ci si aspetterebbe. Va detto però che il campione era piccolo (22 vincitori, 29 persone paraplegiche) e che gli studi successivi hanno corretto e sfumato quel quadro. Lo cito come un inizio, non come una verità definitiva.

## Non è un difetto

La prima reazione, quando si scopre questo meccanismo, è un po' di fastidio. Perché il piacere deve consumarsi? Se però ci pensi bene, lo stesso meccanismo è quello che rende sopportabili le cose brutte.

Il dolore acuto per un lutto, per una separazione, per una brutta notizia non resta uguale per sempre. Col tempo si attenua, e qualcosa dentro di noi torna a muoversi. Non è dimenticare, è una forma di tenuta. Il sistema che ci fa sbiadire la gioia è lo stesso che ci fa uscire dal buio. Non possiamo avere solo la metà che ci conviene.

## Ma non ci si abitua a tutto

Ecco la parte che quasi nessuno racconta. Le ricerche successive, in particolare quelle di Diener, Lucas e Scollon del 2006, hanno mostrato che l'adattamento non è completo né uguale per tutti. Ci si adatta in fretta a certi cambiamenti, come un aumento di stipendio o un oggetto nuovo. Con altri l'adattamento è parziale o incompleto: la perdita del lavoro, una disabilità grave, una vita accanto a un rumore costante, un tragitto lungo da fare ogni giorno.

La differenza sembra stare qui: ci abituiamo bene a ciò che resta uguale e smette di darci segnali, molto meno a ciò che continua a cambiare, a disturbare o a ripresentarsi in forme nuove. La variazione tiene vivi i sensi. La costanza li addormenta.

Se è così, una domanda cambia: perché alcune cose belle non sbiadiscono? A mio parere ne sono esempi i rapporti con le persone, la natura che cambia con le stagioni, un compito che ci richiede ancora qualcosa. Sono cose che non restano mai del tutto ferme.

## Quello che dicono le tradizioni

Qui lascio la scienza, e lo dico chiaramente: da qui in avanti non ci sono studi, ci sono letture. Le persone, da molto prima dei laboratori, si sono accorte di questo meccanismo e ci hanno ragionato sopra.

Epicuro distingueva i desideri naturali e necessari dagli altri, quelli vani, e vedeva nei secondi la fonte dell'inquietudine: più li alimenti, più ne chiedono. Seneca suggeriva a Lucilio di esercitarsi alla povertà per qualche giorno ogni tanto, mangiando poco e vestendosi in modo spoglio, così da ricordarsi quanto sia poco ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Schopenhauer vedeva la vita oscillare come un pendolo tra il dolore e la noia: appena soddisfatto un desiderio, ne arriva un altro.

Nel buddismo il nome della corsa senza fine è *tanha*, la sete. Non è un giudizio morale: è l'osservazione che la soddisfazione, appena arriva, ci fa cercare altro. E la risposta pratica è la presenza. Shunryu Suzuki ha scritto che nella mente del principiante ci sono molte possibilità, in quella dell'esperto poche. Guardare la finestra come la prima mattina non è un trucco: è tornare a guardare davvero.

Non so dire se il tapis roulant psicologico e la *tanha* siano la stessa cosa. Mi sembrano due sguardi sullo stesso punto, e mi basta che si parlino.

## Cosa farne, senza diventare monaci

Non penso che la soluzione sia desiderare meno e basta. Io ci vedo qualcosa di più pratico: accorgersi di quando una cosa è diventata sfondo, e riportarla in primo piano.

1. Scegli una cosa bella che fa parte della tua giornata e che non noti più (un posto, una persona, una tazza, il tragitto a piedi).
2. Per un giorno, guardala come se fosse la prima volta, per un minuto intero.
3. Cambia un dettaglio ricorrente: strada, orario, ordine delle cose. Non il livello, ma la forma.
4. Prima di desiderare qualcosa di nuovo, chiediti: "Tra un mese lo vedrò ancora?". Se la risposta è no, forse non è quella la cosa che ti manca.
5. Dì grazie a voce alta, anche solo a te stesso, per una cosa che dai per scontata.

Il piacere dura meno di quanto vorremmo, questo è vero. Ma una parte di quello che sparisce non se n'è andata: ha solo smesso di farsi notare. Se vuoi approfondire il filo con quello che ho scritto prima, c'è anche

## Un'ultima precisazione

Tutto quello che scrivo viene dalla mia esperienza: piccola, personale, ancora in corso. Non ho risposte definitive, solo domande che mi faccio e che provo a condividere. Sulla ricerca ho letto e controllato le fonti, ma se trovi un'imprecisione scrivimelo e correggo volentieri.

E tu, qual è la cosa che un tempo ti emozionava e che oggi dai per scontata? Dimmelo nei commenti, se ti va.

## Per approfondire

- [Hedonic treadmill - Wikipedia](https://en.wikipedia.org/wiki/Hedonic%5Ftreadmill?ref=innerandouter.it)
- [Frederick S., Loewenstein G., "Hedonic adaptation" (1999)](https://stafforini.com/works/frederick-1999-hedonic-adaptation/?ref=innerandouter.it)
- [Diener E., Lucas R., Scollon C., "Beyond the Hedonic Treadmill" (2006)](https://www.wisebrain.org/papers/BeyondHedonicTreadmill.pdf?ref=innerandouter.it)