Cronache di un riparatore senza presa
Ormai ho una routine. Non l’avrei mai detto, io che prima vivevo a colpi di notifiche, riunioni su Teams e pizze o sushi ordinati la sera tardi.
Adesso, invece, mi sveglio con il sole (o con la sveglia del ’53 del signor Giuliano, che dopo la riparazione funziona pure troppo bene).
Mattina: manutenzione zen e muscoli
La prima parte della giornata inizia con un po’ di movimento: piegamenti, addominali, squat. Non diventerò un atleta olimpico, ma almeno tengo botta e mi sento vivo.
Poi passo alla mia “officina”, che altro non è che il garage di casa riadattato, e ricevo la clientela.
Il pezzo forte sono sempre le biciclette: catene arrugginite, freni molli, gomme bucate.
Poi c’è chi porta utensili improbabili. Una volta è arrivato un tipo con un ventilatore a manovella.
Gli ho detto: “Scusi, ma non fa prima a sventolarsi con un ventaglio?”.
E lui: “Eh no, non è la stessa cosa”.
Che vuoi farci...
Ogni tanto, tra un ingranaggio e l’altro, mi prendo dieci minuti per respirare. La meditazione non l’ho mai abbandonata: prima c’erano le musiche su YouTube, ora basta sedersi, occhi chiusi, e ascoltare gli uccellini. Gratis, e pure in HD.
Pomeriggio: caccia al cibo (in senso lato)
Il pranzo non arriva più con un rider. Lo devo cercare io.
Abbiamo messo su un piccolo orto comunitario con i vicini: pomodori, zucchine, erbe aromatiche.
Ogni tanto arriva qualcuno dal mercato di baratto, portando farine fatte a mulino manuale, formaggi, o cose strane tipo semi di quinoa (che nessuno sa come cucinare, ma fa figo averli).
Il pesce, se va bene, lo porta chi vive vicino al fiume. La carne invece è più rara, e per me non è un problema: sto diventando quasi vegetariano, ma senza fanatismi… più per pigrizia che per scelta.
Sera: convivialità unplugged
Prima, la sera, c’era Netflix. Ora ci sono i vicini.
Ci si trova nel cortile, ognuno porta qualcosa cucinato sul fuoco o raccolto dall’orto.
C’è chi racconta storie, chi canta, chi si improvvisa intrattenitore.
Le risate vengono amplificate naturalmente, senza bisogno di casse bluetooth.
A volte mi sorprendo: senza corrente siamo tornati a guardarci in faccia. È un po’ strano, ma anche bello.
Quando torno a casa, prima di dormire, ripenso a quanto mi sembrava impossibile vivere senza tutto quello che avevo prima.
E invece… eccoci qui.
Sopravviviamo, ci arrangiamo, a volte ci divertiamo pure.
Alla fine penso che, più che riparatore di oggetti inutili, sono diventato riparatore di giornate storte.
Foto di Sven Brandsma su Unsplash