Lo spazio tra stimolo e risposta
C’è una frase, che credo sia attribuita al Buddha, anche se poi l'ho sentita citare da altri maestri e anche in contesti più moderni:
"Tra stimolo e risposta esiste uno spazio. In quello spazio risiede la nostra libertà e il nostro potere di scegliere."
Per molto tempo, l’ho sentita senza capirla davvero. O forse l’ho capita solo a tratti.
Perché nella quotidianità, tra una e-mail urgente, una telefonata improvvisa, una discussione accesa, la tendenza naturale è reagire, e la mia è molto accentuata, come un riflesso, quasi senza rendersene conto.
Mi sono accorto che quello spazio, quello di cui parla la frase, non si manifesta da solo. Non è una pausa naturale che la vita ci offre su un piatto d’argento.
È un gesto interiore, minuscolo e potentissimo, che si deve coltivare, nel mio caso con grande difficoltà, e infatti non posso dire di esserci riuscito sempre, anzi, spesso mi sono scoperto a reagire ancora come un automatismo: arrabbiarmi subito, chiudermi, attaccare o difendermi.
Ma ogni volta che, anche per un secondo, sono riuscito a respirare, a non agire subito, qualcosa è cambiato, queste volte sono poche per ora, anche se stanno aumentando sempre piu…
Con il tempo, mi sono reso conto che quello spazio non è soltanto "una pausa", è il punto in cui posso scegliere: Ripetere un copione antico, automatico, condizionato. Oppure aprirmi a qualcosa di diverso, di nuovo.
A volte basta anche poco:
Un respiro profondo.
Un "non so" detto a me stesso.
Un "vediamo" invece di un "deve essere così".
Un "Forse si, Forse no".
Nella mia vita concreta. Non è stato in meditazione che ho scoperto davvero questo spazio.
Ma è stato:
in una litigata con una persona cara,
mentre aspettavo notizie importanti con l'ansia che cresceva,
di fronte a una decisione urgente che sembrava non ammettere alternative.
Ricordo una volta in cui, ricevuta una notizia negativa, ho sentito montare dentro di me una reazione potente: rabbia, delusione, paura.
Istintivamente stavo già preparando la mia risposta… una risposta dura, veloce, di pancia.
Poi, non so come, ho fatto un passo indietro dentro di me.
Non ho detto nulla.
Ho solo respirato.
E mi sono accorto che quella "necessità" di reagire non era reale.
Era solo un impulso, una storia mentale.
Nel silenzio che è seguito, è emersa un’altra possibilità: una risposta più gentile, più vera.
Non sempre ci riesco.
Anzi, il più delle volte me ne accorgo dopo, quando ormai la reazione è partita.
Ma sapere che quello spazio esiste, anche solo teoricamente, cambia tutto.
Perché ogni tanto, magari una volta su cento, riesco ad abitarlo.
In quello spazio smetto di identificarmi totalmente con ciò che accade.
Non sono più solo "colui che reagisce", "colui che soffre", "colui che deve risolvere".
Sono anche colui che osserva. Che può scegliere.
Vivere nello spazio tra stimolo e risposta non è facile.
Non è un traguardo da conquistare una volta per tutte.
È come un filo sottile che ogni giorno, ogni momento, posso scegliere di tessere.
A volte ci riesco.
A volte no.
E va bene così.
Perché anche solo sapere che posso fermarmi, respirare, ascoltare, è già un seme piantato, seme che germoglierà...
Se potessi parlare al me stesso di qualche anno fa, quello che viveva ogni reazione come inevitabile, direi solo questo:
"Non devi cambiare tutto.
Non devi diventare qualcun altro.
Basta che ti concedi uno spazio.
Un respiro.
Una pausa minuscola tra ciò che accade e ciò che scegli."