Abbiocco post-prandiale in ufficio (e l’odissea del caffè)

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Pennichella
Pennichella

Mattinata d’ufficio.
Niente di eclatante: qualche email del cavolo, un cliente particolarmente ispirato, un po’ di routine.
Insomma, tutto nella norma.

Arriva l’ora di pranzo.
Oggi ho la mia amata schiscetta — così si chiama in Lombardia.
Per i non padani: barachin in Piemonte, cavetta in Sicilia, sparretta nelle Marche.
Chiaro: parliamo del pranzo portato da casa, in contenitori spesso ereditati da generazioni precedenti.

Pranzo leggero, dico tra me e me.
Così evito l’abbiocco.
Spoiler: non evito un bel niente.

Appena finisco l’ultima forchettata, ecco che arriva.
Silenzioso ma potente.
L’abbiocco.

Palpebre pesanti.
Mente che inizia a vagare.
Testa che ciondola.
Devo reagire.

Serve un caffè. Subito.

Prendo la chiavetta e salgo al terzo piano, dove vive — isolata — l’unica macchinetta aziendale.
Niente ascensore: faccio le scale. Fa bene, dicono.

Arrivo. Inserisco la chiavetta, non guardo il display
Premo il bottone. Nulla, non succede nulla.
Silenzio.
Solo allora vedo il post-it giallo con su scritto:
"FUORI SERVIZIO."

Perfetto. Proprio adesso.



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