La luce delle cellule: tra ricerca, ipotesi e racconti
Le cellule vive emettono luce debolissima, ed è un fatto. Ma cosa significa, e cosa è solo ipotesi? Un viaggio tra ricerca, racconti e un po’ di cautela.
Mi è arrivato un video di poco più di un minuto. Una voce sicura racconta che negli anni Settanta un professore tedesco ha scoperto che il DNA è un'antenna che comunica con la luce, che con quella luce si possono guarire le cellule tumorali, e che la scoperta è stata chiusa in un cassetto perché a qualcuno non conviene.
Sono quelle cose che, quando le senti, ti fanno battere un po' il cuore. Perché sarebbe bellissimo. Semplice, gratuita, naturale. Proprio per questo ho voluto andare a vedere cosa c'è di vero.
Cosa dice il video, in breve
Il protagonista è Fritz-Albert Popp, che nel video diventa "il professor Albert Fritz Popp". Secondo il racconto avrebbe scoperto che il DNA funziona come un'antenna ricetrasmittente di fotoni, i "biofotoni". Avrebbe costruito uno strumento capace di rilevare un singolo fotone, tanto sensibile da vedere la luce di una candela a 20 chilometri. Avrebbe scoperto che le cellule sane emettono luce a 380 nanometri e che, bombardando una cellula tumorale con luce di quella frequenza, la cellula guarisce. Il resto è un racconto sul silenzio dell'industria farmaceutica, con una minaccia finale, e l'invito a cercare la verità da soli.
Sono parecchie tesi in un solo minuto. Provo a separarle.
Cosa c'è di vero
Popp è esistito davvero. Era un biofisico tedesco (1938-2018) e a metà degli anni Settanta ha ripreso lo studio dei biofotoni, che erano stati osservati già nel 1922 dal biologo russo Gurwitsch. Nel 1996 ha fondato in Germania un istituto internazionale che raccoglie gruppi di ricerca su questo tema.
I biofotoni, o emissione ultradebole di fotoni, sono reali. Le cellule vive emettono luce debolissima, tra l'ultravioletto e il rosso, di poche decine o centinaia di fotoni al secondo per centimetro quadrato. Per vederla servono strumenti sensibilissimi e lunghe esposizioni. Secondo le revisioni più recenti nasce soprattutto dalle reazioni chimiche del metabolismo, in particolare dalle specie reattive dell'ossigeno, e aumenta quando la cellula è sotto stress ossidativo. È un campo di ricerca serio, che continua nelle università e potrebbe, un giorno, servire per diagnostica non invasiva.
Fin qui il video non inventa nulla.
Dove le cose si complicano
Qui cambia il quadro. Popp pensava che i biofotoni non fossero un semplice sottoprodotto del metabolismo, ma un campo luminoso coerente, una specie di linguaggio con cui le cellule si parlano e che passa dal DNA. È un'ipotesi affascinante. Ma una revisione critica del 2015 (Cifra e colleghi, Journal of Luminescence) conclude che finora non c'è alcuna prova affidabile della coerenza o della natura non classica di questa luce. Una rassegna del 2024 su Frontiers in Physiology dice la stessa cosa in modo più sobrio: la visione di Popp non è stata ancora dimostrata sperimentalmente, e resta aperta la domanda se questa emissione abbia una funzione biologica o sia solo un effetto collaterale.
Quindi "il DNA è un'antenna" non è un fatto. È un'ipotesi che qualcuno sta tutt'ora studiando e che finora non ha retto alle verifiche.
Sui numeri del video non ho trovato conferme. Non sono riuscito a verificare il dato dei 380 nanometri come emissione tipica delle cellule sane (lo spettro misurato va da circa 200 a 800 nm) né la storia della candela a 20 chilometri. Non dico che siano false: dico che non ho trovato una fonte, e un racconto senza fonte resta un racconto.
Il punto più delicato: guarire il cancro con la luce
È la parte che pesa di più, quindi la tratto con più cura.
Una cosa vera, che forse sta all'origine della storia, esiste. Molti organismi possiedono un enzima, la fotoliasi, che usa luce vicina all'ultravioletto o visibile per riparare i danni che i raggi UV fanno al DNA. Si chiama fotoriattivazione ed è un fenomeno reale. Ma gli studi indicano che gli esseri umani, come gli altri mammiferi placentati, molto probabilmente non hanno il gene di questo enzima. Per noi, quindi, quel meccanismo potrebbe non valere.
Non ho trovato nessuno studio che dimostri che una cellula tumorale umana "guarisce" se bombardata con luce a una certa frequenza. Va detto anche che la luce ultravioletta, in dosi sufficienti, può danneggiare il DNA invece di ripararlo, quindi esistono effetti reali della luce sul corpo umano.
La luce, inoltre, in medicina si usa davvero: la terapia fotodinamica per alcuni tumori, la fototerapia per certe malattie della pelle. Funzionano con farmaci sensibili alla luce, con dosi controllate, dentro protocolli verificati. È molto diverso dall'idea che basti accendere la lampada giusta.
Se qualcuno che hai vicino sta affrontando una malattia seria, questo video non è una cura e non va trattato come tale. Lo dico senza giri di parole.
E la parte sul complotto
Il video chiude dicendo che la scoperta è stata messa nel cassetto da chi ha interessi, con una valigetta di soldi o con qualcosa di peggio. Non posso né confermarlo né smentirlo: è un racconto, non un dato. Posso dire due cose.
L'industria farmaceutica ha interessi economici enormi, e in molti casi documentati li ha difesi in modi discutibili. Questo è vero. Ma da lì non segue che ogni idea scartata sia stata soppressa, perché tante delle idee scartate lo è stato per un motivo più banale: non ha funzionato quando l'hanno messa alla prova.
E poi la ricerca sui biofotoni non è nascosta. Si pubblica, si discute, è su riviste internazionali, e le sue critiche più dure vengono proprio da chi la studia. Una cosa davvero chiusa in un cassetto, di solito, non ha riviste, convegni e critiche pubbliche.
Cosa resta, e cosa lascio aperto
Non voglio liquidare tutto con un'alzata di spalle. Che le cellule emettano luce è affascinante di per sé, e non escludo che un giorno la ricerca scopra funzioni che oggi non conosciamo. Se e quando succederà, lo accoglierò con curiosità ed interesse.
Quello che mi pesa è il salto. Dal vero, la luce ultradebole delle cellule, si passa all'ipotesi, il campo coerente, e da lì alla certezza, la cura del cancro e il complotto. Ogni passaggio sembra naturale, finché non ti accorgi di essere lontano dai dati di parecchi chilometri.
Ho scritto qualcosa di simile parlando della fisica quantistica: la spiritualità non ha bisogno della scienza per essere vera per chi la vive. L'immagine di un essere "fatto di luce" o di una luce interiore esiste in molte tradizioni da millenni. Non ha bisogno dei biofotoni per avere senso. E se i biofotoni un giorno si rivelassero o meno come qualcosa di grande, non toglierebbero nulla a quella parte spirituale di noi.
Da provare quando ti arriva un video così
- Separa i pezzi. Quanti fatti, quante ipotesi, quanti racconti ci sono dentro un solo minuto?
- Cerca i nomi veri e le date. Se non trovi nessuna fonte, segnalo a te stesso, senza concludere che sia falso.
- Guarda chi ti critica, non solo chi ti conferma. Se le critiche sono serie, leggile.
- Diffida di quando c'è anche una minaccia, un nemico e l'invito a "cercare da soli". Può essere vero, ma è anche la forma classica di chi non ha prove.
- Se parla di una malattia, non cambiare nulla delle cure senza parlarne con chi ti segue.
Un'ultima precisazione
Non sono un fisico né un medico, sono solo una persona curiosa. Ho letto e controllato le fonti che cito, ma se trovi un'imprecisione scrivimelo e correggo volentieri. Tutto quello che scrivo viene dalla mia esperienza, piccola, personale, ancora in corso.
E tu, ti è mai capitato di vedere un video che ti ha fatto pensare "sarebbe bellissimo se fosse vero"? Dimmelo nei commenti, se ti va.
Per approfondire
- Biophoton - Wikipedia
- Fritz-Albert Popp - Wikipedia
- Cifra M. et al., "Biophotons, coherence and photocount statistics: a critical review" (2015)
- Mould R. et al., "Ultra weak photon emission - a brief review", Frontiers in Physiology (2024)
- Kato T. et al., "Cloning of a marsupial DNA photolyase gene and the lack of related nucleotide sequences in placental mammals", Nucleic Acids Research (1994)