Lo spazio tra un pensiero e l'altro
Sto lavando i piatti, e intanto sono in una riunione di tre anni fa. Ho un bicchiere in mano, ma sto rispondendo a un collega che non sento da un pezzo.
Poi me ne accorgo. Il bicchiere è ancora lì.
Quel momento, in cui ti accorgi che la mente era altrove, mi interessa più di tutto il resto. Perché tra il pensiero di prima e quello dopo c'è uno spazio, anche se dura un attimo. Da qualche anno ho imparato che vale la pena restarci.
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Non sono il primo a notarlo. Nel buddismo la mente che salta da un pensiero all'altro si chiama "mente scimmia", e buona parte della pratica consiste nell'accorgersi che la scimmia è partita e nel tornare, senza rimproverarsi. Negli Yoga Sutra di Patanjali lo yoga è definito come la quiete delle oscillazioni della mente, e il verso successivo dice che allora l'osservatore dimora nella propria natura. Nella tradizione cristiana orientale gli esicasti cercavano l'esichia, la quiete interiore, ripetendo una breve preghiera finché la mente si calmava. Molte tradizioni sciamaniche arrivano a una mente quieta per altre vie, per esempio con il ritmo del tamburo, e dicono che in quello stato arrivino immagini o indicazioni.
Sono strade molto diverse, con idee diverse su cosa si trovi alla fine, e non voglio fingere che siano la stessa cosa. Partono però tutte dallo stesso gesto: fare spazio.
Quello che succede a me
Da quando medito ho notato una cosa che all'inizio non c'era. Quando riesco a lasciare spazio tra un pensiero e l'altro, in quel silenzio a volte arriva qualcosa. Le prime volte quasi mai. Poi sempre più spesso: un'intuizione, una chiarezza su qualcosa che girava a vuoto da giorni. Ormai quasi sempre insieme a una sensazione nel corpo. Brividi lungo la schiena. Certe volte come uno sfioramento. Altre volte una commozione che non so spiegare e che con la tristezza non c'entra.
Non so da dove arrivi. Le tradizioni la chiamano in modi diversi: voce dell'anima, Sé, guida, spirito. Qualcuno direbbe che è la mente che, finalmente quieta, mette in ordine quello che sapeva già. Io non ho una risposta. Per me quello spazio è un posto dove succede qualcosa di vero, e questo mi basta per continuare ad andarci.
Le intuizioni, però, le metto alla prova come qualsiasi altra idea. Alcune reggono nei giorni dopo, altre no. Un'intuizione chiara non è per questo giusta.
La scienza guarda, e per ora non spiega tutto
Vengo da una formazione scientifica e rispetto molto la ricerca, quindi vale la pena dire cosa ha trovato. Nel 2010 due psicologi di Harvard, Killingsworth e Gilbert, hanno chiesto a circa 2.250 persone, in momenti casuali, a cosa stessero pensando. Nel 46,9% dei casi la mente era altrove, e le persone erano meno felici quando divagavano. Nel 2011 un gruppo di Yale ha visto che nei meditatori esperti le aree centrali della cosiddetta rete di default, legata alla mente che vaga, erano relativamente meno attive durante la meditazione. Sono dati con limiti noti, e parlano di associazioni, non di cause.
Quello che la ricerca per ora non sa dire è cosa sia l'esperienza stessa, il "qualcuno che nota". Per esempio chi è quel "qualcuno". Nel 2025 Nature ha pubblicato il confronto diretto tra due delle principali teorie della coscienza: alcune previsioni di entrambe si sono confermate, ma punti centrali di tutte e due sono usciti messi in discussione. Questo non dà ragione a nessuna tradizione. Dice solo che la domanda è aperta, e che si può stare davanti a una domanda aperta con rispetto, senza chiuderla in fretta da nessuna parte.
Come fare spazio, in tre minuti
- Siediti e respira normalmente. Non cambiare il respiro.
- Quando arriva un pensiero, dagli un nome silenzioso: "pensiero". Poi lascialo andare, come una nuvola.
- Nel punto in cui un pensiero finisce e il successivo non è ancora arrivato, resta. Anche solo per un respiro. Non cercare di allungarlo.
- Se arriva qualcosa, un'immagine, una chiarezza, una sensazione nel corpo, accoglila senza inseguirla. Più tardi, a mente fredda, guardala con curiosità.
Nei primi giorni quel punto sembrerà non esistere. È normale. A me ci sono voluti mesi.
Se invece la mente gira a vuoto da settimane, ti toglie il sonno o ti pesa sulle giornate, parlane con una persona di fiducia o con un professionista.
Tutto quello che scrivo viene dalla mia esperienza, piccola e ancora in corso. Non ho risposte definitive, solo domande che mi faccio e che provo a condividere.
E tu, hai mai notato qualcosa nello spazio tra due pensieri?
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Fonti
- Killingsworth M.A., Gilbert D.T. (2010). A Wandering Mind Is an Unhappy Mind. Science 330, 932. doi:10.1126/science.1192439
- Brewer J.A. et al. (2011). Meditation experience is associated with differences in default mode network activity and connectivity. PNAS 108(50), 20254-20259. doi:10.1073/pnas.1112029108
- Cogitate Consortium (2025). Adversarial testing of global neuronal workspace and integrated information theories of consciousness. Nature. doi:10.1038/s41586-025-08888-1
- Patanjali, Yoga Sutra, I.2-3.