Dove succede davvero quello che ti fa soffrire
Il rimpianto per ieri e l'ansia per domani sembrano storie di altri tempi. In realtà succedono sempre nello stesso posto. Una riflessione, e un piccolo esercizio da provare ora.
Prendi l'ultima cosa che ti ha fatto stare male per ripensamento. Una discussione, una decisione, una sciocchezza detta a una cena. Prova a chiederti dove si trova, in questo preciso momento.
Non in quella cena, perché quella cena è finita. Non in quella stanza, perché è vuota o cambiata. Se la trovi da qualche parte, è qui, nella tua testa, adesso, mentre stai leggendo.
Era da lì che volevo partire, perché a questa piccola scoperta ho dato più peso di quanto mi aspettassi.
Due tempi, non uno
Prima una precisazione, per non fare confusione. Quando dico che il tempo "non esiste", non parlo della fisica. Non sono un fisico e non voglio usare parole prese in prestito da un campo che non conosco (ne ho scritto di recente a proposito di un altro tema). Esiste il tempo dell'orologio, delle scadenze, delle stagioni, dei capelli che diventano bianchi. È utile e serve per vivere insieme agli altri.
Parlo di un altro tempo, quello che ci portiamo in testa: il rimpianto per quello che è stato e la paura per quello che sarà. E se lo guardi bene, questo tempo ha una caratteristica curiosa. Non lo vivi mai davvero nel momento in cui lo vivi. Succede sempre come pensiero, e il pensiero succede sempre adesso.
Il pensiero dell'errore, non l'errore
Ripensi a una cosa sbagliata di tre anni fa. L'errore non si sta ripetendo: è finito, ha avuto il suo momento. Quello che sta succedendo, oggi, è il pensiero dell'errore. Un'immagine che il tuo cervello ricostruisce in questo istante, con i pezzi che gli restano, e a cui tu dai il nome di ricordo.
Con il futuro la logica è identica. Ti agiti per una scadenza tra due settimane, ma la scadenza non sta accadendo. Accade la preoccupazione per la scadenza, qui, davanti al tuo caffè. Se le cose andranno male, andranno male in un altro momento, diverso da questo, e allora sarai lì a viverlo. Intanto stai già pagando oggi per qualcosa che forse non succederà.
Metti insieme le due cose e viene fuori un fatto che a me ha dato da pensare. Tutta la sofferenza per il passato o per il futuro avviene sempre nello stesso punto. Non hai mai sofferto ieri: hai sofferto in un momento presente che, guardato da qui, chiami "ieri".
Un sollievo piccolo, ma reale
Ci vedo qualcosa di liberatorio. Quello che ti pesa del passato non si trova più da nessuna parte nel mondo: esiste soltanto come pensiero, ora. Puoi guardarlo per quello che è, un'immagine nella mente, e non come un masso che ti sta ancora schiacciando. Lo stesso vale per il futuro che temi: è un'ipotesi che stai costruendo adesso con quello che hai in testa.
Attenzione al trucco
C'è però un rischio, e preferisco dirlo io prima che lo faccia qualcun altro. Dire "il passato non esiste, è solo un pensiero" può diventare una scorciatoia comoda per non guardare in faccia le cose.
Le conseguenze di quello che è stato restano. Un debito resta un debito. Una persona che hai ferito resta ferita, anche se tu hai smesso di rimuginarci. Un lutto è un lutto. Il pensiero può diventare più leggero, ma i fatti non si cancellano e non sempre serve farlo.
Quindi non sto dicendo di ignorare quello che hai imparato, né di smettere di pianificare. Sto dicendo una cosa più piccola: che il posto in cui la vita avviene davvero, sempre, è questo. E che gran parte della fatica sta nel chiedere a quel posto di contenere anche ieri e domani, tutti insieme, nello stesso momento.
Da provare adesso, in tre minuti
Fermati e nota dove sei: il corpo sulla sedia, il respiro, i rumori intorno.
Pensa a una cosa del passato che ti torna spesso in mente. Una sola.
Chiediti: sta succedendo adesso, o sta succedendo "allora"? Poi lascia che la risposta arrivi da sola.
Fai lo stesso con una preoccupazione per il futuro. Anche quella, adesso, è solo un pensiero. Da nessuna parte è ancora successa.
Se in questo momento c'è qualcosa di concreto da fare per quella cosa, prendine nota. Altrimenti lascia che il pensiero resti lì, senza combatterlo.
Se ti torna in mente la domanda su cosa fare di un "se" che ti accompagna da tempo, ne ho parlato qui:

Un'ultima precisazione.
Tutto quello di cui parlo viene dalla mia esperienza, piccola, personale, ancora in corso.
Non ho risposte definitive. Ho solo domande che mi faccio, e che provo a condividere.
Se il ripensare o l'ansia ti pesano molto o per molto tempo, parlane con una persona di fiducia o con un professionista.
E tu, quando ti accorgi di essere "da un'altra parte" con la testa, dove di solito vai, indietro o avanti? Dimmelo nei commenti, se ti va.
